Progetti

Il progetto “accoglienza” o “vacanza terapeutica”

Il progetto si propone di  aiutare concretamente i bambini bielorussi, organizzando soggiorni  di risanamento della durata di circa 4/5 settimane, presso famiglie della nostra città ed i Comuni limitrofi nel periodo autunnale (per un ciclo di due anni).

Il gruppo dei bambini arriva accompagnati da interpreti ed insegnanti i quali consentono di proseguire il percorso scolastico anche durante questo periodo di “vacanza”.

E’ importante dire che in realtà l’iniziativa non intende solamente offrire un periodo di villeggiatura ai bimbi, ma qualcosa di più, specialmente sotto il punto di vista sanitario. Difatti pur essendo  “sani”, alcuni presentano problemi di salute causati dalle radiazioni accumulate durante l’anno  attraverso il cibo e l’aria, e certamente vivere per un mese lontano dalle loro aree d’origine (tuttora contaminate) serve a fare in modo che una parte di queste problematiche si riducano sensibilmente a beneficio del loro stato fisico.

L’effetto benefico purtroppo ha una durata limitata e, pertanto l’impegno per le famiglie deve comprendere l’intero ciclo biennale (salvo evidenti impedimenti o problemi che possano sorgere negli anni).

I bambini

I bambini arrivano a seguito della segnalazione da parte dei loro insegnati scolastici, i quali indicano i casi che necessitano di maggior attenzione. Al momento del primo invito in Italia i bambini hanno 7 o 8 anni, e sono per la quasi totalità provenienti da famiglie.

Provengono dai villaggi della provincia di Dribin, regione di Moghilev a est della Bielorussia.

La famiglia

Alla base di un’esperienza ben riuscita è di primaria importanza la scelta delle famiglie, le quali devono avere alcune caratteristiche irrinunciabili:

  • essere di sani principi morali;
  • non aver avuto condanne penali o procedimenti giudiziari in atto;
  • avere  una disponibilità adeguata di tempo da dedicare ad un bambino che arriva per la prima volta in un paese e in una famiglia che non conosce e con caratteristiche molto diverse dalla sua

Nel periodo di permanenza ciascuna famiglia deve occuparsi del bambino provvedendo a nutrirlo, vestirlo e prendendosene cura come fosse un componente della famiglia, tenendo sempre conto degli aspetti psicologici caratteristici di ciascun individuo.
Qualche mese prima del periodo di accoglienza vero e proprio,  ogni famiglia è chiamata a partecipare a incontri di formazione per cercare di conoscere alcuni aspetti fondamentali relativi all’ospitalità e occasione fondamentale per poter fare domande specifiche legate a dubbi o precisazioni.

Il soggiorno
Il periodo di soggiorno è organizzato secondo un calendario che viene condiviso con le famiglie e  che fondamentalmente si compone di svariate attività collettive (oltre alla regolare attività scolastica a tempo pieno tutti i giorni dalle 8:00 alle 16:30) atte ad aggregare i bambini e le famiglie così da evitare l’”isolamento” di entrambi. Inoltre è oramai consolidata  l’idea che in questi momenti le famiglie socializzino tra di loro scambiandosi opinioni e consigli e favorendo la nascita di nuove amicizie tra i gruppi familiari.

Durante il periodo di vacanza inoltre i bambini vengono visitati da un pediatra e successivamente (se necessita) da dentista e oculista. Eventuali approfondimenti specialistici vengono sempre concordati con il Comitato anche perché alcuni esami, come per esempio l’esame del sangue, vengono considerati “invasivi” e pertanto solo un’autorizzazione da parte della famiglia bielorussa e  della Fondazione possono dare il nullaosta a procedere (tutto questo a totale carico del Comitato).

Ogni 15/20 bambini è presente un interprete (disponibile 24h/24h telefonicamente ed a scuola), il quale è di fondamentale aiuto specialmente i primi giorni per superare le difficoltà della lingua, sebbene il linguaggio dei gesti e del cuore sono davvero efficaci.

L’ospitalità di bambini bielorussi è semplice e complessa al tempo stesso.

Dal punto di vista pratico l’esperienza non crea grandi problemi e, nell’eventualità, la fondazione ed il comitato sono sempre presenti per cercare di risolvere le difficoltà, oltre ad aver attivato quanto possibile per proteggere sia il bambino che la famiglia ospitante (accompagnatori, assicurazione ecc.) affinché l’esperienza sia la più serena possibile per entrambi.

In ogni caso per saperne di più a partire da gennaio di ogni anno, il Comitato organizza svariati incontri pubblici gratuiti , itineranti nei vari comuni interessati attualmente dall’ospitalità, nei quali è possibile richiedere ulteriori informazioni.

 


Progetto  DRIBIN

“Istituto di Riasno e provincia di Dribin”

Il Comitato di Trezzo s/Adda, dopo la prima esperienza di accoglienza dei bambini dalla Bielorussia, fatta nel 1998, ha ritenuto importante andare a visitare le famiglie dei bambini ospitati per cercare di capire e conoscere la quotidianità della gente che vive nella provincia di Dribin. Regione di Moghilev in Bielorussia.

Non solo abbiamo avuto modo di “conoscere” la realtà dei bambini ospitati, ma invitati dalle famiglie bielorusse siamo stati a visitare l’Istituto o Orfanotrofio della provincia presso il Villaggio di Riasno.

La nostra visita nel 1999 ci ha permesso di conoscere  la realtà di vita e visto le condizioni ambientali in cui vivevano i 185 bambini nell’istituto di Riasno, di cui 25 orfani e gli altri orfani sociali, ci siamo resi conto che non potevamo attendere o sperare in miracoli ma era nostro dovere fare “qualcosa”.

Abbiamo proposto alla Fondazione un progetto con lo scopo di ristrutturare gli ambiente e con la finalità di migliorare la qualità della vita di quei bambini.

La proposta del Progetto è quella di intervenire, in un primo momento, presso l’Istituto di Riasno e poi sviluppare, in collaborazione con le autorità del posto, una attenzione concreta di solidarietà nella provincia di Dribin.

LA STORIA del cammino di concreta solidarietà

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